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Il pacchetto Draghi

Il pacchetto DraghiGiugno 2014. Come promesso Mario Draghi ha messo in atto una serie di misure per sostenere la politica monetaria dalla malandata economia europea, interventi importanti ma purtroppo insufficienti. Lo sa bene il Fmi che da tempo predica la riduzione del debito e riforme, in modo particolare per l’Italia. E’ ovvio che la sola Bce non potrà mai sostenere la crescita europea ma, per il momento, il numero uno dell’Eurotower ha fatto il suo dovere soddisfacendo gli operatori più esigenti. I risultati del pacchetto Draghi si sono visti subito: sull’Italia lo spread ha raggiunto i livelli di aprile 2011 scendendo sotto i 140 punti, con il tasso dei titoli al 2,76% (minimo storico). Le valute hanno reagito sul momento

, ma poi l’euro è tornato a 1,3650 contro il dollaro ed è ancora tutto da decidere. Del tutto indifferenti le materie prime con l’oro che si è stabilizzato a 1250 dollari l’oncia e il petrolio a 102 dollari al barile.

Chi festeggia è Piazza Affari che ha chiuso l’ottava con un bilancio più che positivo. +3% per l’indice Ftse Mib con i bancari che spingono sull’acceleratore, fatta eccezione per Mps.
Mediobanca chiude con un +9,05%, Popolare di Milano +8,51%, Intesa Sanpaolo +6,27%, Unicredit +5,94%.
Bene Finmeccanica +8,55% e Telecom Italia +8,23% dopo che l’Antitrust brasiliano ha confermato l’obbligo per Telefonica di ridurre la sua presenza il Brasile.

Le debolezze croniche italiane
Investire oggi in Italia non conviene! Lo dimostra la relazione del Censis che evidenzia una fuga di capitali stranieri dal 2008. La crisi ha colpito tutti i Paesi dell’economia avanzata, ma il Belpaese ha pagato il dazio più alto. A pesare sulla nazione sono gli scandali politici, la corruzione, la burocrazia e la lentezza della giustizia civile.
Pur essendo la quinta potenza manifatturiera al mondo, l’Italia detiene solo l’1,6% dello stock mondiale di investimenti stranieri. Negli ultimi sei anni abbiamo assistito ad un vero e proprio esodo di capitali dal nostro Paese: nel 2013 sono stati pari a 12,4 miliardi di euro, il 58% in meno rispetto il 2007.

Ad evidenziare le deboli prospettive di crescita ci pensano le agenzie di rating: Standard & Poor’s ha confermato il rating dell’Italia a BBB/A-2, l’outlook resta negativo. Venerdì 13 giugno spetta a Moody’s giudicare il nostro Paese.

La svolta statunitense
Gli Stati Uniti riportano il numero degli occupati allo stesso livello del 2008. Praticamente sono stati recuperati 8,7 milioni di posti di lavoro, quelli bruciati da prima del tracollo della Lehman Brothers, ossia quelli che hanno determinato questa interminabile recessione economica.

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