Luglio 2013. Il presidente della Federal Reserve spiazza tutti e annuncia la prosecuzione delle politiche monetarie accomodanti anche per il prossimo avvenire. La reazione è stata a dir poco incredibile, soprattutto se si pensa che non è nemmeno trascorso un mese dalle ultime dichiarazioni di ridurre il piano di liquidità, questa volta però, solo sul mercato valutario, l'euro è balzato da 1,2880 a 1,32 contro il dollaro nel giro di un paio d'ore. L'effetto è stato benefico anche per le commodity,
reduci da un difficile avvio di settimana: in particolare l'oro è riuscito a riavvicinare i 1300 dollari l'oncia, mentre il petrolio, sostenuto anche dalle tensioni egiziane, ha quasi toccato i 108 dollari al barile (WTI).
Nonostante questa fiammata rialzista i fondamentali rimangono molto fragili: il ministro della finanza cinese ha dichiarato di non ritenere un grave pericolo una possibile frenata della crescita del PIL a +6,5% su base annua nel secondo trimestre.
Spagna e Italia sono gli unici listini europei a chiudere in negativo. Madrid registra una flessione del -0,3%, mentre l'arretramento del Ftse Mib è del -0,66% a 15.340 punti.
Milano paga i tagli dell'agenzia di rating Standard & Poor's, che a metà settimana si è abbattuta sul sistema del Paese, mentre nella giornata di venerdì è arrivato anche il taglio su partecipate pubbliche e un filotto di istituti di credito.
L'Italia barcolla
Con più di 14 miliardi di dollari nel 2012, l'Italia è il quinto Paese al mondo per investimenti in energie rinnovabili, tuttavia la recessione economica pesa sugli affari dimezzando i capitali impiegati e mettendo a nudo la debolezza industriale di un settore che potrebbe essere sfruttato meglio come trampolino di lancio.
I tagli su tutto non pagano, il 2013 vede un nuovo calo del credito al consumo del -4% rispetto il 2012. Le famiglie italiane non solo hanno diminuito fortemente gli acquisti, ma hanno aumentato il loro indebitamento.
Non vedo non sento e non pago
Per colpa del mancato pagamento dello Stato un'impresa su tre è costretta a chiudere. Aumentano i fallimenti a causa del mancato versamento di 120 miliardi.
Triste primato. Lo Stato italiano è risultato essere il peggior pagatore dell'Unione Europea. Dal 2008 al 2012 sono 52.200 le imprese fallite, 15.100 per mancati pagamenti. Il debito della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese è di 120 miliardi di euro.